L’amletico dubbio
Che certe cose lo che sai poi ti pentirai di averle fatte.
O, peggio, di non averle fatte.
Allora il dilemma è: si fa (o non si fa) quello che detta la mente, il cuore, lo stomaco, il fegato, senza pensare al poi oppure ci si comporta da persone responsabili?
Che in effetti “senza pensare al poi” non è nemmeno esatto; perchè al poi si pensa, sapendo con certezza cosa accadrà, quindi di nuovo la domanda: che si fa?
Si mangia la foglia e si fa un cosa che volentieri eviteremmo o si segue l’istinto, passando per stronza e rimpiangendolo poi tutta la vita?
La domanda è retorica, chiaro.
Però se avete capito quale sarebbe la mia prima decisione vorrei sentirmi dire che no, insomma, non si fa, che ci si comporta bene.
Vorrei che qualcuno mi prendesse per le spalle e mi desse una bella scrollata, urlando “CHE CAZZO STAI FACENDO?!?”
Ovvio, a suo rischio e pericolo.
Grossa son grossa, e so pure tirare i calci.
Poi se la persona in questione mi prende in un giorno di gloria, può rimediare qualche sms o email al veleno.
Che son grossa, ma pure vigliacca.
E le cose belle e brutte guardando le persone negli occhi non le riesco a dire.
Due partite
Ci sono una serie di motivi per cui ho deciso di vedere questo film.
1)Margherita Buy
L’ho detto più o meno un milione di volte, e poichè l’assioma è semplice avreste ormai dovuto impararlo: lei fa un film, io lo vado a vedere. Punto.
2)Paola Cortellesi.
La Cortellesi è la Cortellesi. La amano tutti e tutte, ed io non sono da meno. Poi vederla nella parte della stronza è una cosa eccezionale, a tratti sembrava una versione più soft della sua Santanchè.
Nel film recita il ruolo della madre di Claudia Pandolfi, però non fate l’errore che ho fatto io (“Ma c’avranno più o meno la stessa età, come è possibile?”), sono sì madre e figlia, ma in epoche diverse.
3)Marina Massironi.
C’è un momento nel film in cui Sofia (la Cortellesi) e Claudia (la Massironi) si scambiano uno sguardo che fa venir fuori tutta la verve comica delle due attrici. Varrebbe la pena di andare al cinema solo per quello.
Poi io sono dell’idea che le pellicole di Aldo, Giovanni e Giacomo non siano più così belle da quando è andata via la Massironi. Ho perdonato il trio solo quando l’hanno sostituita con la Cortellesi (vedi punto 2), ma la mia clemenza ha un limite.
Diciamo che si potrebbe aggiungere un ulteriore punto
4)Claudia Pandolfi
Non sono una sua grandissima fan, non andrei mai al cinema solo perchè c’è lei, ma la sua aria scaciata(*) mi piace un sacco, e qui la sfoggia alla grande.
Due partite dicevamo: da una parte le mamme (Buy, Cortellesi, Massironi, Ferrari), dall’altra le figlie (rispettivamente Crescentini, Pandolfi, Milillo, Rohrwacher), una trentina di anni dopo.
Il primo tempo secondo me pecca di una recitazione un pò stiracchiata; sarà l’ambientazione d’epoca, ma a tratti le attrici non mi hanno convinto.
Nel secondo tempo invece dialoghi completamente slegati tra loro, in parole povere avevo l’impressione che ognuna parlasse per fatti suoi senza ascoltare ciò che le altre avevano da dire.
Cosa che, in effetti, spesso accade anche nella vita di tutti i giorni.
Mi è piaciuto però stare a guardare il gioco di specchi tra mamme e figlie. Specchi normali o convessi, che restituiscono un’immagine pressochè fedele, e specchi concavi che restituiscono immagini al contrario; bello vedere somiglianze e differenze, e pensare anche al nostro specchio, chiedendoci di che tipo sarà quello che il destino ha riservato per noi.
(*)credo sia un termine romano, lo usa spesso mia madre; è una parola che adoro, vorrebbe significare un “trasandato chic”, o meglio un “trasandato” con una accezione un pò positiva.
Se avete capito è bene, altrimenti vi mando da mia madre così mi dite anche cosa vedete nel mio specchio!

The millionaire
Ho sentito parlare per la prima volta di questo film il 10 gennaio, giorno in cui un mio amico appassionato di cinema mi ha simpaticamente bacchettato per la mia ignoranza riguardo questo eccezionale film.
Gli promisi che sarei andata a vederlo al più presto, e se sapesse che sono passati ben due mesi tra la nostra chiacchierata e la visione del film, credo che mi terrebbe il muso per un pò.
Il film parla di un ragazzo, Jamal, che partecipa in tv allo show “Il milionario”. Jamal ha passato gran parte della sua infanzia per strada, e quando inizia ad imbroccare una risposta dopo l’altra, inizia anche ad insospettire il conduttore dello show, che lo manda dritto in commissariato.
Grazie all’interrogatorio ripercorriamo la vita di Jamal, riuscendo a capire come potesse conoscere tutte le risposte, e soprattutto perchè è andato a finire in uno show del genere.
E’ un film meraviglioso, gli attori bambini sono dolcissimi, il montaggio mi ha entusiasmato e ovviamente la protagonista è già stata rapita da Woody Allen per il suo prossimo film.
A 13 anni, grazie al mio alternativissimo compagno di banco, avevo visto “Trainspotting”, e mai avrei creduto che Boyle potesse tirar fuori dal cilindro una storia così bella.
Mi son dovuta ricredere, forse dovrei avere un pò più di fiducia nelle persone.
Soprattutto dovrei seguire un pò di più i suggerimenti dell’amico di cui sopra, sia per evitare rimproveri che per poter vedere film eccezionali.

50 anni e non sentirli
E’ scritto un pò ovunque, e ne parlano un pò ovunque: oggi è il compleanno di Barbie.
Barbara Millicent Roberts compie 50 anni.
Ogni bambina occidentale ha avuto almeno una Barbie nella sua vita; io ne avevo 6-7 più 2 Ken e considerando che ero tutto tranne che una bambina molto femminile, questo la dice lunga sul fenomeno.
Non ricordo quale è stata la mia prima Barbie, ma ricordo con precisione l’ultima: era della serie nuova, di quelle che avevano i buchi ai lobi delle orecchie e all’altezza dell’anulare sinistro, per poter incastrare un anello; aveva un vestito rosa da cerimonia, diciamo che era una Barbie damigella, con vestito stile Julia Roberts ne “Il matrimonio del mio migliore amico”. Non l’ho mai spogliata, un pò perchè come già detto un pò di tempo fa, non sono mai stata brava a vestirle, un pò perchè era l’unica cui quel vestito stava bene, con i suoi orecchini con brillanti e l’anello gigante al dito.
Di certo quel vestito non avrebbe reso se indossato dalla mia Barbie pazza; sì, avevo una Barbie pazza.
Evidentemente qualche volta devo averla immersa in acqua ed i suoi capelli diventarono indomabili, stopposi più che mai e all’insù; decisi dunque di farle indossare un vestitino corto con fantasia anni 70 fatto a mano da una mia amica più grande e di piazzarla sul tetto della casa ad urlare, mentre le altre Barbie vivevano la loro vita normale un piano più in basso.
Ogni volta che giocavo con le Barbie piazzavo lei lassù, e quando sento “La gatta sul tetto che scotta” mi viene in mente lei (capisco che questa cosa possa sembrare ancora più malsana dell’intera faccenda dell’esistenza della Barbie pazza, ma purtroppo ho una serie di collegamenti nel mio cervello che sono lì da quando sono piccola e non posso farci nulla).
Oltre alla Barbie pazza e alla Barbie damigella avevo una Barbie sciatrice, una Barbie tarocca con i capelli corti e (attenzione) le mutande di stoffa e un altro paio di Barbie di cui non riesco a ricordare l’occupazione.
Per quanto riguarda i Ken inizialmente ne avevo uno solo: capelli castani scuri, camicia senza bottoni leopardata azzurra e una scimmia attaccata al braccio. Fortunatamente sia la camicia che la scimmia erano tranquillamente eliminabili, e grazie a dei jeans e una maglia comprati da nonna Liz, il mio Ken divenne un gran figo. Gli mettevo in spalla una chitarra trovata chissà dove e facevo finta che lui fosse Montgomery (o Monty) e Barbie fosse Chiara (non potete capire l’allusione se da piccoli non guaradvate “Chiara e gli altri”).
Arrivò poi Ken sciatore, marito di Barbie sciatrice. In realtà era uno snowboarder, tuttavia era biondo e ho sempre preferito l’altro, ero di bocca buona pure da piccola.
La casa era la classica a due piani, con la mobilia disegnata sulle pareti di cartone. In dotazione c’erano unicamente un ascensore ed un tavolo con quattro sedie. Mia zia poi mi regalò un frigorifero con tante cosine in miniatura, ma le Barbie non hanno mai avuto le mani prensili, quindi non ci potevo giocare più di tanto. Con l’aiuto di mio padre avevo attrezzato anche un divano, fatto con il polistirolo che si trovava nei modellini delle macchinine Bburago, opportunamente ritagliato.
Pure questo non è che servisse a molto, visto che far sedere la Barbie è un’impresa; ho sempre odiato le sue ginocchia artritiche e i suoi piedi inclinati!
Adesso però mi è venuta una gran voglia di fare una visitina alle mie Barbie; sono in un cesto, immerse tra i loro vestiti, in mansarda.
La Barbie pazza è tra loro e forse ha trovato un pò di pace, forse l’età l’ha fatta calmare.
Devo farle fare un giro sul tetto “che scotta”, come ai bei tempi, e vedere come se la cava ora che gli anni sono passati.
Ebbene sì, lo ammetto, è sempre stata lei la mia preferita.

Punti di vista
Ero alla stazione, e vicino a me era seduta una persona.
Ad un tratto è arrivata una seconda persona, e con il naso nel mio libro ma le orecchie altrove ho sentito la seguente conversazione:
Persona 2: “Come mai sei ancora qui? Perchè non hai preso il treno precedente?”
Persona 1: “Ma tu mi hai detto di non prenderlo!”
Persona 2 (istericamente): “Io non ho detto di non prenderlo, io ti ho detto di aspettarmi, sono due cose diverse!”
La domanda per voi è: quale delle due persone è femmina?
Sbagliato, la femmina è la Persona 1.
Il curioso caso di Benjamin Button
Non andavo al cinema da tanto, troppo tempo. Accesa la modalità “aridità emotiva” le storie che vedevo sul grande schermo avevano smesso di emozionarmi; era una strana sensazione ed anche per questo mi sono tenuta lontana da piccole e grandi (leggi radical chic e commerciali) sale.
Poi con Turk si è deciso di inaugurare i mercoledì cinefili (o cinofili, come ci piace dire). La scelta del giorno della settimana dipende, ovvio, dal biglietto ridotto del mercoledì, ma se riuscissi a far vestire Turk con il cappello e la sciarpa rosa che sfoggia in qualche foto di Facebook, potremmo riuscire a pagare ridotto anche il giovedì, grazie alla promozione “Giovedì rosa” del cinema vicino casa (:-P).
Insomma, abbiamo inaugurato questi mercoledì “cinofili” attratti da questo film dalla sinossi piuttosto interessante: un uomo che nasce vecchio e muore bambino.
Il primo tempo scorre piuttosto lento; all’intervallo, scoccato un’ora e mezzo dopo l’inizio, si leggeva un pò di sgomento nei nostri occhi. Ci siamo però ripresi nel secondo tempo, dove finalmente Benjamin e Daisy “si incontrano a metà strada” e si trovano ad avere per poco tempo la stessa età.
Avevo avuto modo di apprezzare Brad Pitt e Cate Blanchett insieme in “Babel”, film che ho letteralmente adorato. Lì veniva fuori tutta la loro bravura.
Ne “il curioso caso di Benjamin Button” si nota quanto siano bravi, ma soprattutto quanto siano belli.
Sono belli, belli, belli, belli, belli. Insieme sono bellissimi. Un piacere per gli occhi.
Il film merita un 7, non è un capolavoro, ma mi è piaciuto, e loro finalmente sono riusciti ad emozionarmi.
Tanto da farmi tornare qui dopo diversi mesi.

Un giorno successe qualcosa e per un pò smisi di esistere per lui.
Me lo ricordo il suo sguardo serio, è lo sguardo che ogni tanto ha ancora adesso.
Ricordo i litigi, cane e gatto ci chiamavano.
A modo suo poi si riavvicinò; veniva a vedere tutte le mie partite, conservava gelosamente gli oggettini che gli regalavo: un elefante fotografo uscito da un ovetto Kinder, un pupazzetto Lego medico con tanto di valigetta.
Viviamo tra alti e bassi, che coincidono con i suoi alti e i suoi bassi.
Ed io con lui sono come una bambina, alla continua ricerca di attenzione.
Alle mie amiche mette soggezione, ma loro non sanno che intimorisce anche me.
Oggi è venuto a Roma, e invece di parlare abbiamo lucidato insieme l’argento.
Domani faremo un viaggio insieme e probabilmente non parleremo per niente.
A volte non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe mio padre se la vita non l’avesse preso a schiaffi, ma la risposta non l’avrò mai e mi resta questo non rapporto che un pò mi mangia il cuore.
Solo…per favore
Sally è un pò stanca.
Sally è un pò nervosa.
Sally è un pò irritata.
Sally è un pò stufa.
Sally è tutta un po’ di tutto.
Ma più che altro Sally è preoccupata.
“Quindi per favore, per favore, per favore,
lasciami, lasciami, lasciami,
lasciami avere ciò che voglio
questa volta”
Good times for a change
See, the luck I’ve had
Can make a good man
Turn bad
So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time
Haven’t had a dream in a long time
See, the life I’ve had
Can make a good man turn bad
So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time
I’m loving it
Alle 11 sono scesa dalla macchina e ho inspirato a pieni polmoni l’aria calda e inquinata della stazione Tiburtina.
Nella mia maglietta a mezze maniche ho sorriso, guardando i cittadini in capotto e collo alto.
Poi ho preso il bus e c’ho messo un’ora per arrivare a casa.
Dio, quanto mi è mancata negli ultimi due mesi questa città…
Ch…ch…changes
Oggi sono andata dal parrucchiere, a tagliare i capelli.
Li ho fatti fare così:
…ma siccome il mio è solo un parrucchiere e non un chirurgo estetico, di lei ho, appunto, solo i capelli.
Si dice che le donne vadano dal parrucchiere quando c’è aria di cambiamenti, quando sono preoccupate; è come se pensassimo di riuscire a togliere un pò di cose dalla testa togliendo materialmente un pò di cose dalla testa, nel tal caso i capelli. A volte aiuta, a volte no, sinceramente spero che stavolta sia la prima…
Ch-ch-ch-ch-changes
Turn and face the strange ch-ch-changes
Don’t want to be a richer man
Ch-ch-ch-ch-changes
Turn and face the strange ch-ch-changes
Just gonna have to be a different man
Time may change me, but I can’t trace time
Sometimes…
Sometimes it feels like it was yesterday. That feeling that you get at 17 or 18 that nobody in the history of the world has ever been this close, has ever loved as fiercely or laughed as hard or cared as much.
Sometimes it feels like it was yesterday and sometimes it feels like someone else’s memory”
Quando resto al paesello in periodi diversi dalle classiche vacanze universitarie (estive o natalizie), faccio i conti con i miei ricordi, con le sensazioni che ogni tanto arrivano a tradimento, per colpa di un odore, di un rumore, di una parola detta da qualcuno. Mi sento carambolata indietro di 6 anni e per una frazione di secondo è come se non fossi mai andata via, come se avessi ancora 18 anni e stessi ancora vivendo nell’amato giardino, e mi sento come se tutto fosse accaduto ieri.
Il tutto, ripeto, per una frazione di secondo…poi torno alla normalità, e la situazione si ribalta completamente.
Mi sembra quasi di non aver mai passato un pomeriggio intero con il bob, a sfidare bimbi minuscoli, in uno dei tanti giorni in cui la scuola era chiusa per neve.
Mi sembra quasi di non essere mai stata alla cena della squadra in ci facemmo ubriacare la nostra mini compagna dodicenne.
Mi sembra quasi di non aver mai passato tutti quei pomeriggi in ansia per il compito di matematica, ma contenta perchè la sera ci sarebbe stata una nuova puntata di Dawson’s Creek.
Mi sembra quasi impossibile aver pensato che Joey e Dawson potessero essere una bella coppia (*)
Mi sembra quasi di non aver mai raccontato a Doris tutti i miei sogni nei minimi dettagli.
Insomma, a volte sembra ieri, ma a volte sembra sia passato talmente tanto tempo che paiono davvero i ricordi di qualcun altro.
(*) in effetti su questa non so quale abbaglio avessi preso, evviva Pacey…
I only have eyes for you
A Roma ci sono tanti centri commerciali.
Nei centri commerciali ci sono tanti bei negozi.
Al centro commerciale Roma Est c’è l’Apple store.
Poichè Turk ha fatto un casino con il suo Mac, ha dovuto portarlo in semi assistenza, ed io ho deciso di fargli compagnia, anche perchè, diciamolo, ero davvero curiosa di vedere questo negozio.
Immaginate la mia gioia quando ho capito che tutte le cose esposte si potevano provare. E senza nessuno che ti rompesse le scatole.
E’ stato così che, come due invasati, ci siamo diretti sugli iPhone.
Gente, è bellissimo.
C’avrà pure qualche difetto, ma è davvero bellissimo.
Ho provato a fare qualche foto, ho navigato un pò in internet, ho usato la calcolatrice, ho provato a scrivere un finto sms e poi ho scritto una nota:
“Sei bellissimo, ti vorrei tutto per me, ma costi veramente troppo”.
E l’ho salvata.
Magari Jobs passa di lì, la legge, gliela traducono, prova pena per questa ragazza pazza e decide di regalarle un iPhone.
Gente, è talmente bello che mi ha proprio rincoglionito, inizio a farneticare.

E cinque mesi passan così
Due giorni fa, ESATTAMENTE dopo cinque mesi, Solero è tornato dalla canguronia.
Al terminal degli arrivi Alsi ed io ci siamo seminascoste, divertendoci per circa cinque secondi a guardare la sua faccia spaesata, quella di chi non riesce a vedere visi conosciuti in mezzo alla folla.
Poi abbiamo smesso di fare le stronze e gli siamo andate incontro, lo abbiamo abbracciato in un abbraccio a tre e lo abbiamo baciato.
Solero è tornato dall’inverno australiano, e aveva un gilet un pò troppo pesante per l’estate romana.
Non aveva scuse però per le scarpe, che anche io ho trovato orride, pur non essendo una fashion victim, e che mi hanno fatto rimpiangere i suoi mocassini stile Luigi XVI.
Solero forse ha qualche chilo in più (così dice lui), tutti sul sedere, perchè Solero ingrassa lì, come le femmine.
Il grande culo gli ha fatto trovare al check in di Melbourne un’hostess gentile che gli ha permesso di imbarcare 40 kg di bagagli, contro i tradizionali 20.
Forse però non è stato il culo, ma il comune odio contro i calabresi. La hostess (australiana) aveva un ex marito calabrese, Solero due ex coinquilini (“salvathore, la vuoi un pòh di choca chola??”).
Ora Solero è al paesello, a salutare i suoi mille parenti e a mangiare cose che la nonna prepara da una settimana a questa parte.
Forse Solero per un pò avrà gli occhi tristi, quelli che caratterizzano la maggior parte degli ex erasmus, ma noi amici speriamo di farglieli ridiventare al più presto sorridenti, come quelli dei cartoni animati
Ma quanto è carino?
Ecco come appare ora il mio desktop:

No, non mi sono fatta il Mac.
Ho solo installato un programma fantastico, c’ho mastrucciato un pò e poi ho sostituito alcune delle icone classiche di Windows con altre molto più fighe.
Il risultato è davvero entusiasmante, e ieri ero seriamente emozionata, Turk e Alsi hanno assistito alla mia follia in direttissima.
Quanto si vede che non ho un uomo.
Wow
Gente, 10000 visite, ma davvero?
Grazie a tutti, ma di più a quelli che ogni tanto si fanno vivi tra i commenti
Il fondatore di Troia sono io
I cugini da piccoli mi chiamavano Iaia.
In famiglia e per qualche amica sono Ily.
Un altro cugino mi chiamava Lalla.
Per i bambini sono stata Pippi, Spacu, Auà.
Alle medie e al liceo i compagni mi chiamavano con nome e cognome, perchè in classe, di Ilarie, ne eravamo due; la cosa però ci perseguita perchè tutt’ora siamo Ilariataldeitali e Ilariataldeiquali, tutto attaccato, senza fare pause.
Qualcuno mi chiama solo per cognome, aggiungendo una “a” alla fine, per renderlo più femminile.
Negli ultimi tempi Ila è avanzato prepotentemente.
Qualche avversaria mi ha chiamato Stronza, o Troia, due nomi sempre in auge tra le donne.
Poi c’è l’immancabile Ilà.
Tutto questo per dire che mi hanno sempre chiamato nei modi più disparati, e non mi ha mai creato nessun problema.
Però Ilo non si può sentì.
ILO.
Che cazzo di diminutivo è Ilo???
Le jeux son fait
Eccola.
Quel puntino rosso affianco ad Agosto e sotto 02/09 siamo noi.
Ce l’abbiamo fatta.
Cosa? Non è la Sardegna?
Cosa? Non è nemmeno Villa Sciavorta?
Sapete cosa? Siamo riusciti a prenotare, e, credetemi, per un momento ho avuto davvero paura di non riuscire a partire, quindi va benissimo così…
Per la Sardegna ci penseremo l’anno prossimo, cercando di prenotare prima.
Per Villa Sciavorta ci penseremo nella prossima vita, quando sarò miliardaria e me la comprerò addirittura.
Friends
Friends era una sitcom prodotta dalla NBC, mandata in onda dal 1994 al 2004.
Credo che più o meno tutti ne abbiano sentito parlare, così come immagino che non tutti lo abbiano seguito dal principio alla fine. Se rientrate in questa categoria, sappiate di aver fatto uno dei più grandi sbagli della vostra vita, perchè Friends è la sitcom più bella della storia della televisione.
Non ricordo come mai iniziai a vederlo, so solo che me ne innamorai immediatamente. Raidue lo trasmetteva alle 8 di sera, ed io tornavo a casa prima dall’uscita serale, apposta per vederlo. Fabbbana si è sempre arrabbiata per questa cosa, e come se non bastasse, la sottoponevo anche al supplizio di sentirsi raccontare TUTTA la puntata per filo e per segno la mattina dopo, mentre andavamo a scuola. Immaginate che noia. Povera Fabbbana. Credo che se avesse avuto anche la minima voglia di vedere lo show, grazie ai miei riassunti mattutini abbia desistito completamente.
Friends mi piaceva talmente tanto che lo vedevo anche in polacco; avevo la parabola scagata, non quella con telepiù, e quindi prendevo tutte queste reti assurde, tra le quali una polacca, appunto. Trasmettevano Friends ed io lo guardavo, ovviamente senza capire una sola parola.
Friends mi piaceva talmente tanto che lo vedevo anche quando quegli stronzi della Rai lo trasmettevano all’una di notte ed io avevo la sveglia alle 6:30.
Friends mi piaceva talmente tanto che mi scaricai tutti i transcripts delle puntate, e me li lessi tutti.
Friends mi piaceva talmente tanto che portai dal parrucchiere un poster gigante con una foto del cast perchè volevo farmi i capelli come Monica.
Friends mi piaceva e mi piace talmente tanto che nel giro di un paio di mesi mi sono rivista tutte e 10 le serie.
Proprio oggi la mia maratona di Friends è finita, e ho visto l’ultimissimo episodio, nella versione originale intitolato semplicemente “The last one”, e mi è venuta una nostalgia terribile. Non so se sia patetico o meno provare nostalgia per la fine di un telefilm, credo di sì.
Ma Friends mi piaceva talmente tanto che posso passare anche per patetica.
PMS SMS
L’ho fatto.
L’ho mandato.
Mi hanno risposto solo in due.
Gli altri si saranno spaventati?
Alpitour de nos otros 2
Tempo di vacanze, di nuovo.
Quest’anno Sardegna. Non c’è più Seba a farmi da aiuto-agente di viaggio, ma c’è Mhccaloina. Prenotare le vacanze in Sardegna così tardi, con due macchine da imbarcare, e cercando di organizzarsi da soli secondo me è un incubo.
Perchè se non trovi il traghetto non puoi prenotare casa.
E se non trovi casa non puoi prenotare il traghetto.
Insomma, non sai proprio da che parte cominciare, come quando mancano 2 giorni all’esame e non sai niente, o come quando sta arrivando tua madre e la casa è un casino.
Mhccaloina ha trovato miracolosamente i traghetti, anche con diverse opzioni, ma ora bisogna trovare casa, e questa parte tocca a me. Non so quanti siti ho visto, quante case, ma nessuna va bene.
Sono piuttosto care, e quelle accessibili sono ovviamente occupate, come gli uomini.
Qui a Roma fa caldo, ed io devo anche studiare, insomma sto perdendo la pazienza.
Questa mattina ho mandato un sms ai miei compagni di viaggio:
“Non si trova un cazzo. Io mi sono amabilmente rotta le palle di cercare”.
Nel pomeriggio ho trattato male Mhccaloina, salvo poi pentirmene. Credo però lo abbia capito. Almeno lo spero. Scusa Mhccalò.
Poi ho notato che in Salento è più semplice trovare case grandi a prezzi modici, quindi mi è venuta voglia di mandare un nuovo sms, del tipo:
“A Roma fa caldo. Io ho il ciclo. Dunque sono doppiamente nervosa, e mi perdonerete se vi dico che ho voglia di mandare a fanculo tutto e tutti, perchè sono giorni che cerco e non trovo nulla. Dunque ora vi dirò che voglio andare in Salento e voi mi risponderete tutti di sì”.
Sì, quando sono nervosa divento molto scurrile. Soprattutto per sms. E mi piace.
Sì, le donne quando hanno il ciclo sono acide e intrattabili, non è una leggenda. Ma forse lo sapevate già.
Italia-Spagna, si torna a casa
Alla fine ce l’hanno fatta a mandarci a casa; ben venga che sia stato per mano degli spagnoli, che a me stanno tanto simpatici.
Diciamolo: non si poteva andare avanti così, eravamo piuttosto scandalosi.
E sì, ieri la mancanza di Pirlo si è sentita, ma non è possibile che ci siamo tenuti quel fregnone(*) di Toni per ben 4 partite, senza che abbia segnato nemmeno un gol, quando altra gente è uscita dal campo per molto meno.
L’idea che una Russia o una Turchia possano vincere un campionato europeo non è male, ma sinceramente tifo Spagna. Nonostante ci abbia eliminati e forse soprattutto perchè ci ha eliminati.
Dunque finalmente torniamo alla vita di tutti i giorni…e a proposito di questo, qualcuno sa spiegarmi perchè i miei capelli sembrano più lunghi se ricci?
(*)Copyright by Turk
Chi ce l’ha fatta (?)
Da Vanity Fair, intervista alla Gregoraci:
“Per molte ragazze, al Sud, lei è un mito. Una a Taormina mi ha detto: “La Gregoraci è il segno vivente che c’è una speranza anche per noi”.
Non sa quanto questo mi renda fiera (…) Quando per strada mi chiedono: “Come hai fatto?”, mi vengono le lacrime agli occhi.”
Mito per cosa?
Speranza di cosa?
Ma soprattutto, “come hai fatto” cosa? Che cosa ha fatto questa? Davvero, non è per fare polemica, vorrei solo saperlo…
Italia-Francia 2-0
Alla fine ce l’abbiamo fatta. Sia a vincere che a giocare una partita decente, e contemporanemente.
C’è un gusto particolare nel buttar fuori gli odiosi francesi, ma dobbiamo ringraziare anche l’onestà dell’Olanda di Van Basten.
L’aspetto negativo è che dobbiamo sentire il fiato sul collo per fare qualcosa di buono, quello positivo è che comunque riusciamo (spesso) a farlo.
Toni è il solito deficiente, e mi sta sempre più antipatico. Io odio in generale le punte, gli attaccanti puri, perchè sono come avvoltoi e si gloriano del lavoro di altri (vedi fantasisti). Ancora di più odio quelli enormi e poco scattanti come Toni e Vieri; a quel punto preferisco Inzaghi, che almeno è agile e veloce.
Sono personalmente molto contenta per De Rossi, ha preso la squadra per mano, insieme al sempre immenso Pirlo, che purtroppo salterà la prossima partita.
Lui e Gattuso, ma sull’ultimo non avevamo dubbi.
Le cose più belle di ieri sera:
- Buffon che non guarda il rigore
- Il gol di Henry (ah ah ah)
- I nostri tifosi che, sulle note di “Allez le bleus” (ma i francesi conoscono solo quella canzone??), cantano strafottenti “A là maison, a là maison”.
Ma sì, andatevene a casa a piangere, francesi di merda. Molto probabilmente ci andremo presto anche noi, ma almeno vi abbiamo cacciato prima.
Oddio quanto odio questo popolo.
Il prodotto miracoloso

In Italia la pubblicità recita qualcosa come
“Ragazze, non serve più un uomo per farvi venire i brividi!”
Italia-Romania 1-1
Donadoni mette in campo una formazione che è un’ammissione di colpe.
Criticato per Ambrosini? Uh, non c’è, al suo posto De Rossi!
Criticato per Di Natale? Uh, non c’è, al suo posto Del Piero!
Criticato per Materazzi? Uh, non c’è, al suo posto Chiellini!
Criticato per Camoranesi? Oddio che palle, l’oriundo è ancora là, ma non lo smuove nessuno???
Saranno stati i cambi, sarà (soprattutto) che la Romania non ha nulla del panzer arancione contro cui ci siamo scontrati lunedì, ma abbiamo giocato UN PO’ meglio.
Peccato per Zambrotta che sbaglia un appoggio, fortunatamente i nostri difensori centrali insieme confezionano un bel pareggio, che però non basta a star tranquilli.
Il mio giudizio da ignorante è che purtroppo mancano le idee a questa squadra; si gioca sempre allo stesso modo, palla per Toni (che, a proposito, mi sta sulle palle anche se non so perchè) che la smista a qualcuno lì davanti. Le geometrie di Pirlo non bastano, ci vorrebbe qualcuno che fa il lavoro che faceva Totti, quelle aperture improvvise che spiazzavano gli avversari.
Come nel 2004 ci troviamo a dipendere dal risultato di altre squadre, speriamo bene…
Piccola nota antisportiva e gufesca su Francia-Olanda:
Sul 2-0 i galletti segnano, andando sul 2-1; i supporters iniziano con il loro odioso “Allez les Bleus, allez le bleus”, e Robben li punisce immediatamente, portando il risultato sul 3-1.
ORGASMO.
PURO.
Mendel non era mica scemo
Mio padre soffre di mal di schiena perennemente.
Mia madre ha due ulcere.
A me ogni tanto prendono mal di schiena fulminanti, che mi costringono a rimanere curva per un paio di giorni (cosa avvenuta qualche ora fa), e gastriti improvvise e lancinanti (che fortunatamente da un pò non si presentano).
Insomma, i caratteri ereditari si sono espressi al meglio.
E d’accordo, grazie a loro sono alta e ho gli occhi verdi, ma scusate, a me il culo mi rode comunque.
Olanda-Italia 3-0
Diciamolo, è stata una partita di merda.
E diciamo anche che la difesa fa davvero schifo, ma lì il nostro Donadoni non ha colpe; gli si è rotto Cannavaro, Nesta si è ritirato, Maldini c’ha la sua età, insomma, i difensori centrali italiani sono finiti. Restano pippe e macellai, che, ovviamente, non ce la fanno a reggere.
Qui termina la parte in cui sono buona con il nostro CT.
Noi italiani siamo popolo di poeti, santi, navigatori e allenatori, quindi dico subito la mia:
1) Ambrosini? Ma davvero? Ambrosini? E De Rossi?
2) Camoranesi, lo scandalo fatto persona…per me andrebbe rimandato nella nazionale Argentina, ma tanto lì non lo vorrebbero, visto che la sua maggiore occupazione è scivolare sul campo e occuparsi dei capelli.
3) Odio in generale le sostituzioni a 15 minuti dalla fine, secondo me non servono a nulla, eppure continuano tutti a farle. Ma se la squadra non gira e siamo sotto di due gol, provale tutte, no?
Detto questo, spero che Del Piero parta sempre dalla panchina, unicamente per non averlo in campo in quanto capitano…la cosa più bella della partita infatti, è stata urlare, con Seba, “Noi tifiamo Napoli, tiè!” ogni volta che inquadravano l’ameba juventina.
Ad ogni modo mi auguro che ci riprenderemo, altrimenti inizio a tifare Olanda…e pensare che mi ero fatta anche un cappellino porta fortuna…quanta fatica sprecata…

Attaccata al tram
Il 19 è uno dei 5 tram di Roma; ogni romano che si rispetti lo ha preso almeno una volta.
Il 19 parte dal Vaticano e arriva a Centocelle; nel suo lunghissimo tragitto va dal papa agli spogliarellisti, unendo simbolicamente il sacro al profano.
Questo tram è una leggenda, un tizio scrisse addirittura un libro sul 19…con argomento il 19, non SOPRA il 19, anche se, col tmepo che ci mette per andare da un capolinea all’altro, scrivere un libro sarebbe un buon passatempo.
Il 19 porta dovunque: alla noia dell’università, ai divertimenti di S. Lorenzo, ai ricconi snob dei Parioli (che però non credo lo usino) e alla gente normale della Prenestina.
Il 19 trova sempre una macchina parcheggiata male che non lo fa passare, un incidente che lo blocca.
Una delle certezze della vita è che il 19 non passa mai e che il 19 è lento.
L’altro ieri per tornare a casa con il 19 c’ho messo un’ora e mezzo, per un tragitto che, in macchina, non richiede più di 15 minuti…
Maledetto 19.



