Il buffone serio
“Il mondo non l’abbiamo
in eredità dai nostri padri,
ma in prestito dai nostri figli”

Suonala ancora,Sally
Tutti dicono che ho le mani da pianista.In effetti le mie mani mi garbano abbastanza,e anche se sono piuttosto enormi,sono dotate di dita affusolate che conferiscono loro un’aria meno mascolina.
Chi ha pane però non ha denti,ed io non ne ho mai voluto sapere di imparare a suonare uno strumento;i miei fortunatamente non me l’hanno mai nemmeno proposto,così io ho continuato a scorazzare beata in bici,sul bob o con una palla al piede,aumentando massa muscolare e ignoranza in materia musicale.
Il bello è che a dirla tutta c’ho anche provato.
Il mio problema sono stati gli insegnanti.
Alle medie la prof di musica era il sogno erotico di tutti i miei brufolosi e nani compagni di classe,e lei si crogiolava nel suo ruolo di femme fatale,non curandosi della nostra educazione musicale,che infatti si è fermata allo studio di tre canzoni:
-la marcia di Radetzky
-la canzone di Natale del nostro paese (detta anche “Pasturella”)
-una canzone dal titolo “Ninetta” caduta nell’oblio.
Avevo inoltre difficoltà a leggere le note sullo spartito;o meglio,ci riuscivo,ma non nella frazione di secondo necessaria a non far sentire silenzi inopportuni;di conseguenza,per aggirare il problema, imparavo a memoria le note,e tutt’ora le ricordo senza problemi (Sol Mi Fa Sol Fa Mi Fa Re Mi Fa Mi Re Mi Mi Fa Sol Fa La Sol Fa Mi Re Do ad esempio è l’inizio della Pasturella).
Non ho mai capito perchè non si potessero usare i numeri,come negli spartiti della pianola Bontempi,unico strumento che ho mai suonato con piacere.
Al liceo mi venne poi la fantasia di prendere lezioni private di chitarra,ma anche lì l’insegnante non si rivelò molto carismatico.L’unica cosa che ricordo è la disposizione delle corde (Mi Si Sol Re La Mi);poi lui voleva che mi esercitassi,ma io o avevo gli allenamenti di pallavolo o preferivo scendere in giardino a giocare a basket.
E’ stato allora che mi sono rassegnata,capendo che la musica non faceva proprio per me.
I miei cugini invece sono tutti artisti.
Cugggina suona timidamente e benissimo il violino.
Cugggino suona rumorosamente e di domenica mattina il pianoforte.
Checco riesce a far uscire note jazz da un clarinetto più alto di lui.
Papera fa volteggiare il suo bell’archetto sul violino.
Serenotta è un’enfant prodige del piano.
Io,nei concerti che organizzo a Natale (solo per la famiglia) canto.O,come dice mamma,raglio.
Insomma,nà chiavica.
Ah,e Serenotta e Papera,nonostante abbiano rispettivamente 6 e 9 anni meno di me,hanno anche le tette più grandi delle mie.Ma questa è un’altra storia.
Come tu mi vuoi
Anni addietro la Capotondi spuntava da una pubblicità e urlava qualcosa su un “polipo e la cozza”.Quando si dice il destino.
Nicolas Vaporidis è il bello e nullafacente di turno; soldi,macchine,donne e serate in discoteca a profusione,finchè il babbo non taglia i viveri e lui è costretto a chiedere aiuto alla Capotondi,cozza sì,ma geniale all’università.
Come tutti ci aspettiamo,lei rischia di innamorarsi di lui,tradendo le sue convizioni di una vita,basate sull’esaltazione dell’aspetto interiore con conseguente mortificazione di quello esteriore.
Il film è divertente per i primi due terzi,poi il livello scende un pò.E’ una pellicola e va presa come tale,la visione del mondo che ci offre è sicuramente esasperata,ma offre qualche spunto di riflessione.
E’ davvero così il nostro mondo?Credo di sì.Almeno un pò.Purtroppo.
Vaporidis è bravino e carino,ma a me piaceva anche quando faceva lo sfigato in “Notte prima degli esami”.Anzi no,mi correggo,mi piaceva SOPRATTUTTO quando faceva lo sfigato in “Notte prima degli esami”.
La Capotondi,nei colori e nelle urla sussurrate,mi ha ricordato la Mezzogiorno,ma la strada è ancora lunga per arrivare a cotanta bravura.
Voto 6 e mezzo…
p.s.si ringrazia la Alsi e La Repubblica per la seguente piccola curiosità:mentre la Capotondi cozza girava delle scene in centro,i passanti esclamavano cose tipo ‘anvedi quanto è brutta la Capotondi’, ‘certo che il cinema fa miracoli’,e quando lei,esasperata ha spiegato che era colpa del trucco,si è sentita anche rispondere ‘E pensa se nun ce l’avevi…”
Laika
La mia casa è infestata da un folletto;il suo nome è Laika ed è molto,molto dispettoso.
Laika mi nasconde le magliette,e a volte me le fa ritrovare a breve,altre volte invece me le ruba per sempre.
Laika mi mette in camera soprammobili di dubbio gusto e calzini con la scritta “I love USA”.
Laika mi fa trovare nel mio armadio magliette di mio cugino,e,non contento,quando io le sposto poi le rimette comunque nell’armadio di cui sopra.
Laika mette le mie mutande (fortunatamente pulite) sul televisore.
Laika nasconde il cordless nei posti più strani,per non farci rispondere in tempo alle chiamate.
Laika sposta le penne dal LORO portapenne per metterle in un altro,così che io non possa trovarle.
Quando questi strani eventi sono iniziati,io ho subito pensato allo Spirito Santo;è riuscito a far partorire una donna vergine,mettere una mutanda sul televisore è un gioco da ragazzi!
Ma poi ho capito che il colpevole di tutto era qualcosa di più terreno,e così ho appreso dell’esistenza di Laika.
Ah,dimenticavo,Laika assomiglia tantissimo a mia nonna,ma non pensate male,non è lei!
Nonna ogni volta dice sempre “Io non ho toccato niente”.
Ed io le credo.
Così come credo all’esistenza di Laika e dello Spirito Santo.
Giorni e nuvole
Margherita Buy fa un film;io lo vado a vedere.E’ un assioma.
Dopo due (e dico due) buche rifilatemi dal Seba e una mezza dalla Alsi,ho deciso di andare al cinema con la mitica zietta,anche lei fan della meravigliosa attrice romana.
Il film parla di una bella famigliola borghese:non ho ben capito che lavoro fa il capo famiglia,ma è una cosa tipo dirigente e quindi guadagna un sacco di soldi,permettendo alla moglie Elsa di non lavorare e,addirittura,di studiare e laurearsi.Il tutto finanziando anche il ristorantino della figliola;roba da nulla insomma.Ad un tratto la doccia fredda:Michele (la specie di dirigente) viene licenziato,e la famiglia si trova ad affrontare i problemi economici che purtroppo opprimono tante famiglie italiane.
Come nella migliore delle tradizioni,è Elsa a prendere in mano la situazione,trovando lavori di ogni genere,mentre Michele passa il tempo in casa a deprimersi e a schiacciare bottiglie di plastica con l’aggeggio apposito…insomma “Ah,bello,sesso debole a chi?”.
Il film scorre un pò lento,c’è da riconoscerlo,ma gli attori sono bravissimi;sulla Buy nessun dubbio,ma la vera scoperta è Albanese,strepitoso in un ruolo drammatico.
Voto 7.
Certo,è però da considerare che dopo la visione de “L’ultima giovinezza” sarei stata capace di dare un giudizio positivo anche sul nuovo film di Boldi…
Basta poco

A volte per stare meglio serve solo qualcuno che ti tenga la fronte mentre vomiti il tuo veleno.
E magari un paio di guinnes possono aiutare a farti tornare la bocca buona…
Grazie Turk,per questa bella serata 
Un’altra giovinezza
L’intenzione era di andare a vedere “Michael Clayton” con il magnifico George;poi qualcuno dice che almeno fino al primo tempo non si capisce nulla e quindi si decide per “Un’altra giovinezza” di Francis Ford Coppola.
La storia:un uomo viene colpito da un fulmine e subito dopo la guarigione (primo miracolo) si ritrova con 35 anni (biologici) di meno (secondo miracolo).
Fin qui uno ci potrebbe anche stare;il problema è che poi inizia a cacciar fuori doti quali la telecinesi e l’apprendere ciò che vi è in un libro guardando solo la copertina…roba da far invidia a Jean Grey,il più potente degli X-Men.
Il tutto nello sfondo della seconda guerra mondiale con i nazisti pazzi che progettavano di creare un superuomo bombardando di onde elettromagnetiche un uomo qualunque,cose già viste nei Fantastici 4.
Andateci ad aggiungere che nel secondo tempo un’altra persona viene colpita da un fulmine,si salva (terzo miracolo) e,semiposseduta inizia a parlare i vecchi linguaggi della terra,andando man mano a ritroso,fino ad arrivare alla notte dei tempi o giù di lì.
Insomma,Francis pare cogliere a piene mani dai fumetti Marvel e dai vari film sugli esorcisti;forse sono solo io ad avere questa idea,fatto sta che il film non mi è piaciuto per niente.
Consiglio spassionato:non andatelo a vedere.Affittatevi la trilogia del Padrino e godetevela (o rigodetevela).
E secondo me Michael Clayton è da vedere;dopotutto durante la visione di “21 grammi” mi sentivo scema a dir poco,ma il film l’ho adorato comunque.
E il lieto fine?
Io amo gli happy end.
Nonostante il mio enorme cinismo nella vita di tutti i giorni,quando guardo un film “leggero” pretendo ed esigo un lieto fine.Ovvio,se vado a vedere un film di Ken Loach non è questa la mia preoccupazione,ma se la scelta cade su un film della Disney o di Meg Ryan,non ci sono santi che tengano,io dal cinema VOGLIO uscire con il sorriso sulle labbra ed il cuore più leggero.
Il mio problema è che poi ci resto davvero male quando le cose non vanno come io vorrei.La prima volta che ho provato questa sensazione avevo 13-14 anni ed ero in pieno innamoramento per Leonardo DiCaprio,come l’80 % delle ragazzine della mia età.Venni a Roma e con l’occasione andai a vedere “Romeo + Giulietta” con una mia amica.Ricordo ancora che per tutto il viaggio di ritorno al mio paesello pensai a quegli innamorati sfortunati;poi andammo al compleanno di una qualche mia cugina,e quando mi tornava in mente il film mi intristivo.
Insomma,tutto iniziò per colpa di quell’ecologista di DiCaprio.
Ad ogni modo tuttora ho seri problemi ad affrontare i non lieto fine.
Ci rimasi malissimo in “Tentazioni d’amore”,quando tra prete e rabbino la biondina scelse l’ebreo con la faccia di Ben Stiller e non il cattolico Norton,che a me piaceva da morire.
Ancora penso a “Titanic” e ai pianti lunghissimi ed inopportuni fatti davanti alla tv,tanto che non ho più il coraggio di rivederlo.
L’ultima delusione ieri sera,davanti a “I Pirati dei Caraibi-Ai confini del mondo”.
Ma come è possibile che due siano felici potendosi vedere per un solo giorno una volta ogni 10 anni?
Certo,Orlando Bloom che,sorridendo,dice “Dipende da come è quel giorno” potrebbe anche convincermi che quella è la quintessenza della felicità…
Chiamatemi Mac
Conveniamo tutti che gli amori adolescenziali restano nel cuore,con quel misto di nostalgia e tenerezza che il loro ricordo ci provoca.
Tempo fa parlai del Ranocchio e del mio adolescenziale amore per lui.Eravamo rimasti alle matrici e alla sua fidanzata odiosa e decennale.Vi dirò di più:sono anche andati a vivere insieme,entrambi laureati e,quindi possiamo immaginare,prossimi al matrimonio.
ED INVECE NO!
Il secondo giorno al paesello sono stata informata (anche se in netto ritardo rispetto ad altri) della fine della loro storia!
Sono tornata sedicenne per qualche giorno,ho mandato come prima cosa un sms al mio amico liceale che in tutti questi anni ha continuato imperterrito a chiamarmi MacS***y (in onore del cognome del Ranocchio), informandolo della lieta novella.
Cercavo il mio Ranocchio nella folla.
Vorrei anche dirvi che alla festa di sabato abbiamo lungamente e amabilmente conversato,ma non posso.Non posso perchè,quando mi sono avvicinata a lui e ad una mia amica per salutarlo,lui non mi si è cagato di striscio.
Ed io,tornata sedicenne in tutti i sensi,mi sono ammutolita e sono scappata via a farmi un altro cocktail.Per evitare un’ulteriore figura di merda.
Perchè dire “ Ashjuà” a 16 anni,passi.
Ma dirlo a 24 non si può.
Ne va della propria reputazione.

