I only have eyes for you
A Roma ci sono tanti centri commerciali.
Nei centri commerciali ci sono tanti bei negozi.
Al centro commerciale Roma Est c’è l’Apple store.
Poichè Turk ha fatto un casino con il suo Mac, ha dovuto portarlo in semi assistenza, ed io ho deciso di fargli compagnia, anche perchè, diciamolo, ero davvero curiosa di vedere questo negozio.
Immaginate la mia gioia quando ho capito che tutte le cose esposte si potevano provare. E senza nessuno che ti rompesse le scatole.
E’ stato così che, come due invasati, ci siamo diretti sugli iPhone.
Gente, è bellissimo.
C’avrà pure qualche difetto, ma è davvero bellissimo.
Ho provato a fare qualche foto, ho navigato un pò in internet, ho usato la calcolatrice, ho provato a scrivere un finto sms e poi ho scritto una nota:
“Sei bellissimo, ti vorrei tutto per me, ma costi veramente troppo”.
E l’ho salvata.
Magari Jobs passa di lì, la legge, gliela traducono, prova pena per questa ragazza pazza e decide di regalarle un iPhone.
Gente, è talmente bello che mi ha proprio rincoglionito, inizio a farneticare.

E cinque mesi passan così
Due giorni fa, ESATTAMENTE dopo cinque mesi, Solero è tornato dalla canguronia.
Al terminal degli arrivi Alsi ed io ci siamo seminascoste, divertendoci per circa cinque secondi a guardare la sua faccia spaesata, quella di chi non riesce a vedere visi conosciuti in mezzo alla folla.
Poi abbiamo smesso di fare le stronze e gli siamo andate incontro, lo abbiamo abbracciato in un abbraccio a tre e lo abbiamo baciato.
Solero è tornato dall’inverno australiano, e aveva un gilet un pò troppo pesante per l’estate romana.
Non aveva scuse però per le scarpe, che anche io ho trovato orride, pur non essendo una fashion victim, e che mi hanno fatto rimpiangere i suoi mocassini stile Luigi XVI.
Solero forse ha qualche chilo in più (così dice lui), tutti sul sedere, perchè Solero ingrassa lì, come le femmine.
Il grande culo gli ha fatto trovare al check in di Melbourne un’hostess gentile che gli ha permesso di imbarcare 40 kg di bagagli, contro i tradizionali 20.
Forse però non è stato il culo, ma il comune odio contro i calabresi. La hostess (australiana) aveva un ex marito calabrese, Solero due ex coinquilini (“salvathore, la vuoi un pòh di choca chola??”).
Ora Solero è al paesello, a salutare i suoi mille parenti e a mangiare cose che la nonna prepara da una settimana a questa parte.
Forse Solero per un pò avrà gli occhi tristi, quelli che caratterizzano la maggior parte degli ex erasmus, ma noi amici speriamo di farglieli ridiventare al più presto sorridenti, come quelli dei cartoni animati
Ma quanto è carino?
Ecco come appare ora il mio desktop:

No, non mi sono fatta il Mac.
Ho solo installato un programma fantastico, c’ho mastrucciato un pò e poi ho sostituito alcune delle icone classiche di Windows con altre molto più fighe.
Il risultato è davvero entusiasmante, e ieri ero seriamente emozionata, Turk e Alsi hanno assistito alla mia follia in direttissima.
Quanto si vede che non ho un uomo.
Wow
Gente, 10000 visite, ma davvero?
Grazie a tutti, ma di più a quelli che ogni tanto si fanno vivi tra i commenti
Il fondatore di Troia sono io
I cugini da piccoli mi chiamavano Iaia.
In famiglia e per qualche amica sono Ily.
Un altro cugino mi chiamava Lalla.
Per i bambini sono stata Pippi, Spacu, Auà.
Alle medie e al liceo i compagni mi chiamavano con nome e cognome, perchè in classe, di Ilarie, ne eravamo due; la cosa però ci perseguita perchè tutt’ora siamo Ilariataldeitali e Ilariataldeiquali, tutto attaccato, senza fare pause.
Qualcuno mi chiama solo per cognome, aggiungendo una “a” alla fine, per renderlo più femminile.
Negli ultimi tempi Ila è avanzato prepotentemente.
Qualche avversaria mi ha chiamato Stronza, o Troia, due nomi sempre in auge tra le donne.
Poi c’è l’immancabile Ilà.
Tutto questo per dire che mi hanno sempre chiamato nei modi più disparati, e non mi ha mai creato nessun problema.
Però Ilo non si può sentì.
ILO.
Che cazzo di diminutivo è Ilo???
Le jeux son fait
Eccola.
Quel puntino rosso affianco ad Agosto e sotto 02/09 siamo noi.
Ce l’abbiamo fatta.
Cosa? Non è la Sardegna?
Cosa? Non è nemmeno Villa Sciavorta?
Sapete cosa? Siamo riusciti a prenotare, e, credetemi, per un momento ho avuto davvero paura di non riuscire a partire, quindi va benissimo così…
Per la Sardegna ci penseremo l’anno prossimo, cercando di prenotare prima.
Per Villa Sciavorta ci penseremo nella prossima vita, quando sarò miliardaria e me la comprerò addirittura.


