Un giorno successe qualcosa e per un pò smisi di esistere per lui.
Me lo ricordo il suo sguardo serio, è lo sguardo che ogni tanto ha ancora adesso.
Ricordo i litigi, cane e gatto ci chiamavano.
A modo suo poi si riavvicinò; veniva a vedere tutte le mie partite, conservava gelosamente gli oggettini che gli regalavo: un elefante fotografo uscito da un ovetto Kinder, un pupazzetto Lego medico con tanto di valigetta.
Viviamo tra alti e bassi, che coincidono con i suoi alti e i suoi bassi.
Ed io con lui sono come una bambina, alla continua ricerca di attenzione.
Alle mie amiche mette soggezione, ma loro non sanno che intimorisce anche me.
Oggi è venuto a Roma, e invece di parlare abbiamo lucidato insieme l’argento.
Domani faremo un viaggio insieme e probabilmente non parleremo per niente.
A volte non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe mio padre se la vita non l’avesse preso a schiaffi, ma la risposta non l’avrò mai e mi resta questo non rapporto che un pò mi mangia il cuore.

