L’amletico dubbio

22 Marzo, 2009 at 5:27 pm (Saltellando tra i pensieri)

Che certe cose lo che sai poi ti pentirai di averle fatte.
O, peggio, di non averle fatte.
Allora il dilemma è: si fa (o non si fa) quello che detta la mente, il cuore, lo stomaco, il fegato, senza pensare al poi oppure ci si comporta da persone responsabili?
Che in effetti “senza pensare al poi” non è nemmeno esatto; perchè al poi si pensa, sapendo con certezza cosa accadrà, quindi di nuovo la domanda: che si fa?
Si mangia la foglia e si fa un cosa che volentieri eviteremmo o si segue l’istinto, passando per stronza e rimpiangendolo poi tutta la vita?
La domanda è retorica, chiaro.
Però se avete capito quale sarebbe la mia prima decisione vorrei sentirmi dire che no, insomma, non si fa, che ci si comporta bene.
Vorrei che qualcuno mi prendesse per le spalle e mi desse una bella scrollata, urlando “CHE CAZZO STAI FACENDO?!?”
Ovvio, a suo rischio e pericolo.
Grossa son grossa, e so pure tirare i calci.
Poi se la persona in questione mi prende in un giorno di gloria, può rimediare qualche sms o email al veleno.
Che son grossa, ma pure vigliacca.
E le cose belle e brutte guardando le persone negli occhi non le riesco a dire.

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Due partite

18 Marzo, 2009 at 1:52 pm (Film)

Ci sono una serie di motivi per cui ho deciso di vedere questo film.
1)Margherita Buy
L’ho detto più o meno un milione di volte, e poichè l’assioma è semplice avreste ormai dovuto impararlo: lei fa un film, io lo vado a vedere. Punto.
2)Paola Cortellesi.
La Cortellesi è la Cortellesi. La amano tutti e tutte, ed io non sono da meno. Poi vederla nella parte della stronza è una cosa eccezionale, a tratti sembrava una versione più soft della sua Santanchè.
Nel film recita il ruolo della madre di Claudia Pandolfi, però non fate l’errore che ho fatto io (“Ma c’avranno più o meno la stessa età, come è possibile?”), sono sì madre e figlia, ma in epoche diverse.
3)Marina Massironi.
C’è un momento nel film in cui Sofia (la Cortellesi) e Claudia (la Massironi) si scambiano uno sguardo che fa venir fuori tutta la verve comica delle due attrici. Varrebbe la pena di andare al cinema solo per quello.
Poi io sono dell’idea che le pellicole di Aldo, Giovanni e Giacomo non siano più così belle da quando è andata via la Massironi. Ho perdonato il trio solo quando l’hanno sostituita con la Cortellesi (vedi punto 2), ma la mia clemenza ha un limite.
Diciamo che si potrebbe aggiungere un ulteriore punto
4)Claudia Pandolfi
Non sono una sua grandissima fan, non andrei mai al cinema solo perchè c’è lei, ma la sua aria scaciata(*) mi piace un sacco, e qui la sfoggia alla grande.
Due partite dicevamo: da una parte le mamme (Buy, Cortellesi, Massironi, Ferrari), dall’altra le figlie (rispettivamente Crescentini, Pandolfi, Milillo, Rohrwacher), una trentina di anni dopo.
Il primo tempo secondo me pecca di una recitazione un pò stiracchiata; sarà l’ambientazione d’epoca, ma a tratti le attrici non mi hanno convinto.
Nel secondo tempo invece dialoghi completamente slegati tra loro, in parole povere avevo l’impressione che ognuna parlasse per fatti suoi senza ascoltare ciò che le altre avevano da dire.
Cosa che, in effetti, spesso accade anche nella vita di tutti i giorni.
Mi è piaciuto però stare a guardare il gioco di specchi tra mamme e figlie. Specchi normali o convessi, che restituiscono un’immagine pressochè fedele, e specchi concavi che restituiscono immagini al contrario; bello vedere somiglianze e differenze, e pensare anche al nostro specchio, chiedendoci di che tipo sarà quello che il destino ha riservato per noi.

(*)credo sia un termine romano, lo usa spesso mia madre; è una parola che adoro, vorrebbe significare un “trasandato chic”, o meglio un “trasandato” con una accezione un pò positiva.
Se avete capito è bene, altrimenti vi mando da mia madre così mi dite anche cosa vedete nel mio specchio!


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The millionaire

12 Marzo, 2009 at 2:08 pm (Film)

Ho sentito parlare per la prima volta di questo film il 10 gennaio, giorno in cui un mio amico appassionato di cinema mi ha simpaticamente bacchettato per la mia ignoranza riguardo questo eccezionale film.
Gli promisi che sarei andata a vederlo al più presto, e se sapesse che sono passati ben due mesi tra la nostra chiacchierata e la visione del film, credo che mi terrebbe il muso per un pò.
Il film parla di un ragazzo, Jamal, che partecipa in tv allo show “Il milionario”. Jamal ha passato gran parte della sua infanzia per strada, e quando inizia ad imbroccare una risposta dopo l’altra, inizia anche ad insospettire il conduttore dello show, che lo manda dritto in commissariato.
Grazie all’interrogatorio ripercorriamo la vita di Jamal, riuscendo a capire come potesse conoscere tutte le risposte, e soprattutto perchè è andato a finire in uno show del genere.
E’ un film meraviglioso, gli attori bambini sono dolcissimi, il montaggio mi ha entusiasmato e ovviamente la protagonista è già stata rapita da Woody Allen per il suo prossimo film.
A 13 anni, grazie al mio alternativissimo compagno di banco, avevo visto “Trainspotting”, e mai avrei creduto che Boyle potesse tirar fuori dal cilindro una storia così bella.
Mi son dovuta ricredere, forse dovrei avere un pò più di fiducia nelle persone.
Soprattutto dovrei seguire un pò di più i suggerimenti dell’amico di cui sopra, sia per evitare rimproveri che per poter vedere film eccezionali.


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50 anni e non sentirli

9 Marzo, 2009 at 4:20 pm (Saltellando tra i pensieri)

E’ scritto un pò ovunque, e ne parlano un pò ovunque: oggi è il compleanno di Barbie.
Barbara Millicent Roberts compie 50 anni.
Ogni bambina occidentale ha avuto almeno una Barbie nella sua vita; io ne avevo 6-7 più 2 Ken e considerando che ero tutto tranne che una bambina molto femminile, questo la dice lunga sul fenomeno.
Non ricordo quale è stata la mia prima Barbie, ma ricordo con precisione l’ultima: era della serie nuova, di quelle che avevano i buchi ai lobi delle orecchie e all’altezza dell’anulare sinistro, per poter incastrare un anello; aveva un vestito rosa da cerimonia, diciamo che era una Barbie damigella, con vestito stile Julia Roberts ne “Il matrimonio del mio migliore amico”. Non l’ho mai spogliata, un pò perchè come già detto un pò di tempo fa, non sono mai stata brava a vestirle, un pò perchè era l’unica cui quel vestito stava bene, con i suoi orecchini con brillanti e l’anello gigante al dito.
Di certo quel vestito non avrebbe reso se indossato dalla mia Barbie pazza; sì, avevo una Barbie pazza.
Evidentemente qualche volta devo averla immersa in acqua ed i suoi capelli diventarono indomabili, stopposi più che mai e all’insù; decisi dunque di farle indossare un vestitino corto con fantasia anni 70 fatto a mano da una mia amica più grande e di piazzarla sul tetto della casa ad urlare, mentre le altre Barbie vivevano la loro vita normale un piano più in basso.
Ogni volta che giocavo con le Barbie piazzavo lei lassù, e quando sento “La gatta sul tetto che scotta” mi viene in mente lei (capisco che questa cosa possa sembrare ancora più malsana dell’intera faccenda dell’esistenza della Barbie pazza, ma purtroppo ho una serie di collegamenti nel mio cervello che sono lì da quando sono piccola e non posso farci nulla).
Oltre alla Barbie pazza e alla Barbie damigella avevo una Barbie sciatrice, una Barbie tarocca con i capelli corti e (attenzione) le mutande di stoffa e un altro paio di Barbie di cui non riesco a ricordare l’occupazione.
Per quanto riguarda i Ken inizialmente ne avevo uno solo: capelli castani scuri, camicia senza bottoni leopardata azzurra e una scimmia attaccata al braccio. Fortunatamente sia la camicia che la scimmia erano tranquillamente eliminabili, e grazie a dei jeans e una maglia comprati da nonna Liz, il mio Ken divenne un gran figo. Gli mettevo in spalla una chitarra trovata chissà dove e facevo finta che lui fosse Montgomery (o Monty) e Barbie fosse Chiara (non potete capire l’allusione se da piccoli non guaradvate “Chiara e gli altri”).
Arrivò poi Ken sciatore, marito di Barbie sciatrice. In realtà era uno snowboarder, tuttavia era biondo e ho sempre preferito l’altro, ero di bocca buona pure da piccola.
La casa era la classica a due piani, con la mobilia disegnata sulle pareti di cartone. In dotazione c’erano unicamente un ascensore ed un tavolo con quattro sedie. Mia zia poi mi regalò un frigorifero con tante cosine in miniatura, ma le Barbie non hanno mai avuto le mani prensili, quindi non ci potevo giocare più di tanto. Con l’aiuto di mio padre avevo attrezzato anche un divano, fatto con il polistirolo che si trovava nei modellini delle macchinine Bburago, opportunamente ritagliato.
Pure questo non è che servisse a molto, visto che far sedere la Barbie è un’impresa; ho sempre odiato le sue ginocchia artritiche e i suoi piedi inclinati!
Adesso però mi è venuta una gran voglia di fare una visitina alle mie Barbie; sono in un cesto, immerse tra i loro vestiti, in mansarda.
La Barbie pazza è tra loro e forse ha trovato un pò di pace, forse l’età l’ha fatta calmare.
Devo farle fare un giro sul tetto “che scotta”, come ai bei tempi, e vedere come se la cava ora che gli anni sono passati.
Ebbene sì, lo ammetto, è sempre stata lei la mia preferita.

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Punti di vista

6 Marzo, 2009 at 8:39 pm (Uncategorized)

Ero alla stazione, e vicino a me era seduta una persona.
Ad un tratto è arrivata una seconda persona, e con il naso nel mio libro ma le orecchie altrove ho sentito la seguente conversazione:
Persona 2: “Come mai sei ancora qui? Perchè non hai preso il treno precedente?”
Persona 1: “Ma tu mi hai detto di non prenderlo!”
Persona 2 (istericamente): “Io non ho detto di non prenderlo, io ti ho detto di aspettarmi, sono due cose diverse!”
La domanda per voi è: quale delle due persone è femmina?

Sbagliato, la femmina è la Persona 1.

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Il curioso caso di Benjamin Button

4 Marzo, 2009 at 10:28 am (Film)

Non andavo al cinema da tanto, troppo tempo. Accesa la modalità “aridità emotiva” le storie che vedevo sul grande schermo avevano smesso di emozionarmi; era una strana sensazione ed anche per questo mi sono tenuta lontana da piccole e grandi (leggi radical chic e commerciali) sale.
Poi con Turk si è deciso di inaugurare i mercoledì cinefili (o cinofili, come ci piace dire). La scelta del giorno della settimana dipende, ovvio, dal biglietto ridotto del mercoledì, ma se riuscissi a far vestire Turk con il cappello e la sciarpa rosa che sfoggia in qualche foto di Facebook, potremmo riuscire a pagare ridotto anche il giovedì, grazie alla promozione “Giovedì rosa” del cinema vicino casa (:-P).
Insomma, abbiamo inaugurato questi mercoledì “cinofili” attratti da questo film dalla sinossi piuttosto interessante: un uomo che nasce vecchio e muore bambino.
Il primo tempo scorre piuttosto lento; all’intervallo, scoccato un’ora e mezzo dopo l’inizio, si leggeva un pò di sgomento nei nostri occhi. Ci siamo però ripresi nel secondo tempo, dove finalmente Benjamin e Daisy “si incontrano a metà strada” e si trovano ad avere per poco tempo la stessa età.
Avevo avuto modo di apprezzare Brad Pitt e Cate Blanchett insieme in “Babel”, film che ho letteralmente adorato. Lì veniva fuori tutta la loro bravura.
Ne “il curioso caso di Benjamin Button” si nota quanto siano bravi, ma soprattutto quanto siano belli.
Sono belli, belli, belli, belli, belli. Insieme sono bellissimi. Un piacere per gli occhi.
Il film merita un 7, non è un capolavoro, ma mi è piaciuto, e loro finalmente sono riusciti ad emozionarmi.
Tanto da farmi tornare qui dopo diversi mesi.
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