50 anni e non sentirli

9 Marzo, 2009 at 4:20 pm (Saltellando tra i pensieri)

E’ scritto un pò ovunque, e ne parlano un pò ovunque: oggi è il compleanno di Barbie.
Barbara Millicent Roberts compie 50 anni.
Ogni bambina occidentale ha avuto almeno una Barbie nella sua vita; io ne avevo 6-7 più 2 Ken e considerando che ero tutto tranne che una bambina molto femminile, questo la dice lunga sul fenomeno.
Non ricordo quale è stata la mia prima Barbie, ma ricordo con precisione l’ultima: era della serie nuova, di quelle che avevano i buchi ai lobi delle orecchie e all’altezza dell’anulare sinistro, per poter incastrare un anello; aveva un vestito rosa da cerimonia, diciamo che era una Barbie damigella, con vestito stile Julia Roberts ne “Il matrimonio del mio migliore amico”. Non l’ho mai spogliata, un pò perchè come già detto un pò di tempo fa, non sono mai stata brava a vestirle, un pò perchè era l’unica cui quel vestito stava bene, con i suoi orecchini con brillanti e l’anello gigante al dito.
Di certo quel vestito non avrebbe reso se indossato dalla mia Barbie pazza; sì, avevo una Barbie pazza.
Evidentemente qualche volta devo averla immersa in acqua ed i suoi capelli diventarono indomabili, stopposi più che mai e all’insù; decisi dunque di farle indossare un vestitino corto con fantasia anni 70 fatto a mano da una mia amica più grande e di piazzarla sul tetto della casa ad urlare, mentre le altre Barbie vivevano la loro vita normale un piano più in basso.
Ogni volta che giocavo con le Barbie piazzavo lei lassù, e quando sento “La gatta sul tetto che scotta” mi viene in mente lei (capisco che questa cosa possa sembrare ancora più malsana dell’intera faccenda dell’esistenza della Barbie pazza, ma purtroppo ho una serie di collegamenti nel mio cervello che sono lì da quando sono piccola e non posso farci nulla).
Oltre alla Barbie pazza e alla Barbie damigella avevo una Barbie sciatrice, una Barbie tarocca con i capelli corti e (attenzione) le mutande di stoffa e un altro paio di Barbie di cui non riesco a ricordare l’occupazione.
Per quanto riguarda i Ken inizialmente ne avevo uno solo: capelli castani scuri, camicia senza bottoni leopardata azzurra e una scimmia attaccata al braccio. Fortunatamente sia la camicia che la scimmia erano tranquillamente eliminabili, e grazie a dei jeans e una maglia comprati da nonna Liz, il mio Ken divenne un gran figo. Gli mettevo in spalla una chitarra trovata chissà dove e facevo finta che lui fosse Montgomery (o Monty) e Barbie fosse Chiara (non potete capire l’allusione se da piccoli non guaradvate “Chiara e gli altri”).
Arrivò poi Ken sciatore, marito di Barbie sciatrice. In realtà era uno snowboarder, tuttavia era biondo e ho sempre preferito l’altro, ero di bocca buona pure da piccola.
La casa era la classica a due piani, con la mobilia disegnata sulle pareti di cartone. In dotazione c’erano unicamente un ascensore ed un tavolo con quattro sedie. Mia zia poi mi regalò un frigorifero con tante cosine in miniatura, ma le Barbie non hanno mai avuto le mani prensili, quindi non ci potevo giocare più di tanto. Con l’aiuto di mio padre avevo attrezzato anche un divano, fatto con il polistirolo che si trovava nei modellini delle macchinine Bburago, opportunamente ritagliato.
Pure questo non è che servisse a molto, visto che far sedere la Barbie è un’impresa; ho sempre odiato le sue ginocchia artritiche e i suoi piedi inclinati!
Adesso però mi è venuta una gran voglia di fare una visitina alle mie Barbie; sono in un cesto, immerse tra i loro vestiti, in mansarda.
La Barbie pazza è tra loro e forse ha trovato un pò di pace, forse l’età l’ha fatta calmare.
Devo farle fare un giro sul tetto “che scotta”, come ai bei tempi, e vedere come se la cava ora che gli anni sono passati.
Ebbene sì, lo ammetto, è sempre stata lei la mia preferita.

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